giovedì 26 settembre 2013

A Milano, treno + bici




Non era la prima volta che andavano in visita in una grande città in bicicletta e non era la prima volta che andavano a Milano. Solo che da una volta all’altra si erano dimenticati di quanto Milano fosse poco idonea alla visita con la bicicletta.
Le strade cittadine, spesso percorse dai binari del tram rendevano tutto più difficile e l’attenzione a dove si passava con le ruote faceva sì che tutto il resto passasse in secondo piano. A qualcuno era capitato di entrare in uno dei binari e di finire con la faccia a diretto contatto con l’asfalto e purtroppo a Milano sono poche le piste ciclabili dove si possa viaggiare sicuri e tranquilli; il che è un vero peccato, perché in bici si è più liberi di spostarsi e soprattutto si arriva esattamente laddove si vuole arrivare.

Loro, però, non si erano arresi. Anzi, erano partiti di domenica mattina presto con il treno e una volta giunti a Milano, si erano mossi con circospezione, uno in fila all’altro, formando un esteso biscione con le loro 30 biciclette, lungo i viali cittadini.
C’è un traffico diverso, in centro, di domenica. Il via-vai è caratterizzato soprattutto da gente elegantemente vestita o più comodamente abbigliata che, senza fretta, passeggia per le strade, approfittando delle giornate ancora calde di primo autunno.
Anche loro ne avevano approfittato di quella calda giornata e avevano associato la visita al Cenacolo Vinciano a quella della città che, come tutte le cose che si hanno sottomano si danno per scontate, invece…
Invece non tutti erano già stati nella Chiesa di Sant’Ambrogio, ad ammirare il mosaico absidale in cui sono ancora ben conservate alcune parti risalenti al IV e all’VIII secolo; e c’era chi non era mai salito in cima alla Torre Branca, da dove si gode di un panorama a 360° su una Milano che sembra tutta lì, a portata di mano; chi non era mai  passato per Corso Garibaldi e giunto fino alla nuova Piazza Gae Aulenti, nuovo centro della moda, del design e della cultura. Insomma, questa gita fuori porta alla fine si era rivelata un’inaspettata scoperta della città “ovvia” distante un “tir da s-ciopp” da casa.

Ad aspettarli in Piazza Santa Maria delle Grazie c’era Elena, un’abile guida molto competente che con una dialettica piacevole e convincente ha intrattenuto il gruppo per un paio d’ore narrando la storia di Leonardo da Vinci a Milano e del Cenacolo.

“Leonardo ha dipinto l'Ultima Cena nel Refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie per volere di Ludovico il Moro, in un arco di tempo che va dal 1494 al 1497. L'artista, trattandosi di pittura su muro, non si è affidato alla tradizionale quanto resistente tecnica dell'affresco, che impone una veloce stesura del colore sull'intonaco ancora umido, ma ha voluto sperimentare un metodo innovativo che gli consentisse di intervenire sull'intonaco asciutto e, quindi, di poter tornare a più riprese sull'opera curandone ogni minimo particolare. Purtroppo le intuizioni di Leonardo si rivelarono sbagliate e ben presto, per un 'infelice concomitanza di cause, la pittura cominciò a deteriorarsi. Nel corso dei secoli, di conseguenza, si susseguirono molti restauri nel disperato tentativo di salvare il capolavoro. Nel 1999, dopo oltre vent'anni di lavoro, si è concluso l'ultimo intervento conservativo che, grazie alla rimozione di tante ridipinture, ha riportato in luce quanto restava delle stesure originali.”

E venne anche l’ora di mettersi a tavola. Dopo una pedalata di circa un’ora, raggiunsero Poasco, una località vicino a San Donato Milanese, dove sotto il pergolato del giardino di una trattoria con cucina casalinga, venne servito un piatto tipico della tradizione milanese: il risotto giallo con l’osso buco.
Ripresero le biciclette per comporre di nuovo il “biscione” che si diresse alla vicina Abbazia di Chiaravalle, un complesso monastico cistercense fondato nel XII secolo da San Bernardo da Chiaravalle la cui chiesa costituisce uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia e grazie alle bonifiche dei terreni e alle opere idrauliche dei monaci che la abitavano, fu fondamentale per lo sviluppo economico della bassa milanese nei secoli successivi alla sua fondazione. Del chiostro duecentesco, rimangono solamente il lato settentrionale e due campate; mentre dal lato sud, interamente rifatto, si può avere un bel colpo d'occhio sulla Ciribiciaccola, la torre campanaria alta 9 metri che spicca sopra la chiesa e che ospita la più antica campana montata a sistema ambrosiano (cioè alle campane viene applicata una ruota in cui può scorrere più comodamente la corda) e ancora oggi azionata manualmente dai monaci, tramite una corda che pende in mezzo all'incrocio tra il transetto e la navata centrale della chiesa.


Ed eccolo nuovamente per la strada il gruppo delle 30 biciclette, tutte in fila indiana; questa volta però, diretti verso casa. Ma non tutti ritornarono con il treno da Milano. Una decina di loro decise di scendere ad Albairate e di proseguire in bicicletta per una trentina di chilometri lungo il Naviglio Grande, fino a Turbigo e poi verso casa. Attraversarono i boschi della Valle del Ticino quando l’aria iniziava a rinfrescare e a tingersi dei colori caldi della sera. Le gambe, come molle, a spingere sui pedali per gli ultimi chilometri, i più faticosi, per la stanchezza e per la risalita della valle, l’unica di tutta la giornata.
Ed infine, in un unico coro di voci, quei compagni d’avventura si salutarono, così, per la strada, senza fermarsi; e ognuno di loro ritornò con la propria bici nella propria casa; e, chissà, magari qualcun altro di loro, si addormentò, quella sera, sognando treni, biciclette, chiese, torri, binari, grattacieli e viali: spezzoni di un film domenicale tra cultura e spensieratezza nella “Città globale” girovagando in bicicletta.


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